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Alan Krueger ci ha lasciato

E’ rimbalzata anche in Trentino la notizia della scomparsa, domenica, di Alan Krueger, uno dei volti più noti del Festival dell’Economia, a cui aveva partecipato anche nell’ultima edizione con una conferenza sul rapporto fra tecnologia e futuro del lavoro. Nato nel New Jersey, nel 1960, fra i massimi esperti al mondo di economia del lavoro, Krueger era stato anche capo del Consiglio dei consulenti economici del presidente Barack Obama e membro del suo Gabinetto dal 2011 al 2013. Docente alla Princeton University, fondatore e direttore del Princeton University Survey Research Center, Krueger era il contrario dell’accademico chiuso nella sua “torre d’avorio”: per tutta la vita si era sforzato di coniugare lavoro intellettuale e impegno concreto in favore del suo Paese e delle cause che gli stavano a cuore, prima fra tutte quelle relative alle condizioni dei lavoratori. Autore di molte pubblicazioni su temi che spaziavano su temi che spaziavano dalla distribuzione del reddito alla mobilità sociale, dalla disoccupazione di lunga durata agli infortuni sul lavoro, dai salari minimi al sistema educativo, dalle ristrutturazioni industriali all'economia su piattaforma, viene ricordato dai tanti che lo hanno conosciuto come un intellettuale generoso, versatile, dotato di grande sensibilità ed empatia umana. “Forse in questa grande sensibilità – scrive Tito Boeri sul sito lavoce.info - c’è la ragione di un gesto che proprio non riusciamo a capire. Era un grande uomo oltre che un grande economista. Ci mancherà tantissimo, come collega e come amico”. Il Trentino e il Festiva dell’Economia lo ricordano così, con uno spezzone del suo ultimo intervento pronunciato a Trento, nel corso dell’edizione 2018.
 

Alan Krueger - La tecnologia e il futuro del lavoro

L'editoriale di Tito Boeri

Da piccolo ho cercato, invano, di allevare un ghiro e accarezzato qualche pulcino. Ma credo che nessun bambino vorrebbe mai svolgere un mestiere, oggi molto ricercato, in cui si prendono in mano milioni di pulcini. I sessatori separano i pulcini femmine dai pulcini maschi alla velocità di 20 batuffolini gialli al minuto, con un margine di errore del 2-3%. È un mestiere tramandato di generazione in generazione, dotato di un proprio albo, e relativamente ben retribuito. Tuttavia è un lavoro alienante, spietato (i pulcini maschi vengono per lo più uccisi) e ripetitivo. C’è da scommettere che fra qualche anno verrà interamente rimpiazzato da un qualche robot industriale, meno costoso, più rapido (si parla di 60-70 pulcini al minuto) e in grado di ridurre ulteriormente gli errori.

La tecnologia può elevare il lavoro e creare tempo libero. Ma la sua avanzata si accompagna al consumo diffuso di ansiolitici. Ogniqualvolta si assiste ad un’accelerazione del progresso tecnologico, le tesi secondo cui le macchine sostituiranno interamente l’uomo prendono piede. La fine del lavoro è stata decretata centinaia di volte, con un pessimismo tecnologico che trascende gli anni di crisi.

Eppure nelle economie di tutto il mondo si continuano a generare milioni di posti di lavoro e il tasso di occupazione (il rapporto fra occupati e popolazione in età lavorativa) è cresciuto nel corso del XX secolo pressoché ovunque. Anche se la disoccupazione può aumentare bruscamente durante le recessioni, ed è oggi insopportabilmente alta in alcuni paesi, tra cui il nostro, non c’è traccia di una crescita di lungo periodo della disoccupazione.

Automazione significa distruzione di lavoro, sostituzione di lavoro svolto dall’uomo con macchinari, ma l’automazione in genere porta con sé anche un aumento della produttività e dei salari...

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